Strategie corrette per comunicare adattano i contenuti al Social su cui lo diffondono

img strategie comunicazione 2.0Prendiamo in esame i Social Media/Social Network più conosciuti: i sistemi di propagazione automatica del contenuto, siano essi quelli propri del mezzo o messi a disposizione da terze parti, non sono sempre il miglior modo di veicolare ciò che intendiamo comunicare. Questo perché ogni strumento del Web 2.0 ha le sue peculiarità, così come gli utenti di quello strumento hanno differenti esigenze; è certo che ogni individuo fa storia a sè, ma in linea di massima gli utenti si aspettano di ricevere un tipo di informazione differente a seconda del media con cui interagiscono.

Circa mezzo secolo fa in “Gli strumenti del comunicare” (traduzione inspiegabile del titolo originale “Understanding Media”), con la frase “the medium is the message” Marshall Mc Luhan teorizzava che lo stesso contenuto presentato tramite media differenti ha differenti effetti; poichè credo che questo assunto sia ancor oggi valido, penso anche sia necessario adattare i nostri messaggi ai media a cui li affidiamo.

Ad esempio Twitter: è un information network e generalmente chi lo utilizza cerca informazioni, notizie e/o il modo per raggiungerle. Dalla ricerca “Who gives a tweet?” svolta alla Carnegie Mellon University possiamo ricavare, tra gli altri, alcuni dati interessanti su cosa rende un tweet poco interessante, se non fastidioso, per i follower; ebbene, i tweet scritti per il semplice scopo di mantenere una presenza attiva hanno un 45% di possibilità di non essere ritenuti degni di nota mentre quelli che pongono una domanda al follower vedono questa possibilità scendere al 18%.
I tweet più graditi sono naturalmente quelli che contengono informazioni: se non diamo una notizia, non esprimiamo un punto di vista, non forniamo un link, il nostro messaggio avrà ben poche possibilità di essere considerato da qualcuno, come risulta dal fatto che i messaggi meno graditi erano quelli categorizzati sotto “Presence mainteinance”, “Conversation” e “Me Now” (cioè lo status corrente di chi twitta).

La logica conseguenza è che, se non siamo delle celebrità, per costruirci un seguito di followers, piuttosto che twittare tanto per dire “Ehi, sono qui!” è meglio focalizzarsi su come:

  • fornire informazioni utili;
  • creare curiosità;
  • presentare argomenti presumibilmente interessanti e attuali;
  • cercare di porre interrogativi o stimolare ricerche.

Possiamo constatare anche in maniera empirica che il mantenimento della presenza, la conversazione e il nostro status corrente sono, al contrario, strategie accettate, seguite e commentate sul più famoso dei social media: Facebook. Chi è nella nostra rete di “amici” non viene infastidito se scriviamo qualcosa che su Twitter verrebbe probabilmente considerata ovvia o poco utile: abbiamo modo e spazio di fare chiacchiere da bar come discussioni sui massimi sistemi, ed entrambe possono diventare popolari per le ragioni più varie.
Non mi interessa qui entrare nel merito degli argomenti che condividiamo quanto sul fatto che essi vanno adattati al medium sul quale li vogliamo pubblicare; può sembrare una considerazione ovvia ma non è così, se gironzolando nei gruppi di discussione su LinkedIn ho letto più volte di come molti trovino fastidioso e poco professionale incappare su quel sito in tweets riguardanti la sfera privata di chi li scrive.

Per questo occorre fare molta attenzione quando si collegano l’un l’altro i vari Facebook/Twitter/LinkedIn eccetera… A prescindere dal messaggio, può essere utile farsi alcune domande:

  • Ciò che sto per pubblicare è interessante per chi mi segue su quel certo social network?
  • Fornisco informazioni interessanti o il modo per raggiungerle velocemente?
  • Sto inviando un messaggio chiaro per tutti o comprensibile solo a una cerchia ristretta?
  • Anche se non sto fornendo un’informazione nuova, sto esprimendo un punto di vista?

Le risposte, quali che siano, possono aiutarci a decidere come centrare l’obiettivo che ci siamo prefissati di raggiungere col nostro contenuto.